Il futuro che immaginavamo in pixel
Ricordo bene quando un nuovo Final Fantasy era una finestra aperta su qualcosa che non avevo mai visto. Su Super Nintendo bastavano pochi pixel, un tema musicale e una mappa del mondo per farmi credere che dietro l’orizzonte ci fosse un’avventura enorme. Poi arrivarono i fondali prerenderizzati, i filmati, i personaggi sempre più realistici. Era emozionante assistere a quella trasformazione, ma non ho mai pensato che il vecchio linguaggio dovesse sparire. Per questo Final Fantasy Resonance mi incuriosisce: prova a immaginare come sarebbe cresciuta la serie se avesse continuato a esplorare la pixel art invece di lasciarla alle spalle.
La nostalgia, quando ha idee nuove
Resonance è il primo Final Fantasy presentato in HD-2D. La formula mescola personaggi dall’aspetto rétro con ambienti profondi, luci e inquadrature che i giochi di trent’anni fa potevano soltanto suggerire. Non si tratta di ricostruire il passato pezzo per pezzo: guardando le immagini, riconosco quel gusto per i piccoli eroi dentro mondi immensi, ma vedo anche una regia che usa gli strumenti di oggi. È qui che la nostalgia diventa interessante. Non mi basta ritrovare un’estetica familiare; voglio che mi mostri qualcosa che allora non avremmo potuto giocare.

Cristalli, aeronavi e una battaglia da ragionare
Square Enix promette cristalli, aeronavi, moogle ed esper: parole che per chi è cresciuto con la saga evocano subito una certa idea di viaggio. Ma la familiarità da sola non basterà. Il sistema di combattimento a turni annunciato per Resonance punta sulle debolezze dei nemici, sulla rottura delle difese e sugli attacchi Resonance. Le “Visions”, echi di personaggi storici della serie, affiancheranno il gruppo con abilità proprie. Sulla carta c’è spazio per costruire strategie e per giocare con la memoria dei fan; sarà il gioco completo a dirci se quelle apparizioni avranno un peso oltre il piacere di riconoscerle.

Un nuovo Final Fantasy non deve scegliere una sola strada
Ho amato anche il momento in cui la serie ha inseguito lo spettacolo cinematografico. Sarebbe strano chiedere a Final Fantasy di rinunciare a cambiare, visto che cambiare è una delle cose che ha sempre fatto. Eppure mi piace l’idea che oggi possano convivere avventure molto diverse: una che punta sulla scala e sul realismo, un’altra che lascia spazio alla nostra immaginazione tra un’espressione in pixel e una nota della colonna sonora. L’HD-2D non è una scorciatoia per tornare bambini. Può essere un modo per raccontare storie nuove con una sensibilità che conosciamo bene.

L’attesa prima della partenza
Final Fantasy Resonance è atteso il 22 ottobre su Nintendo Switch e Switch 2. Prima di giocarci, preferisco tenermi lontano dai verdetti: una bella immagine non garantisce personaggi memorabili, né un richiamo ai classici assicura un’avventura all’altezza. Però l’idea di prendere in mano la console e ritrovare quella voglia di partire, esplorare e affezionarmi a un gruppo di sconosciuti è già sufficiente a farmi aspettare con curiosità. Per guardare avanti non servono per forza tre dimensioni. Servono un mondo in cui aver voglia di entrare e una ragione per non volerlo lasciare.

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