
Ci sono rumori che non si dimenticano
Chi ha vissuto gli anni dei primi Resident Evil sa che bastava pochissimo per mettere ansia: il rumore di una finestra, un’inquadratura che nascondeva metà corridoio, l’animazione di una porta che impiegava sempre troppo ad aprirsi. Conoscevamo il sollievo della stanza dei salvataggi e quella pessima abitudine di conservare le munizioni migliori «per dopo», arrivando magari ai titoli di coda con il caricatore della Magnum ancora pieno. Per molti di noi, quei ricordi sono legati a un televisore a tubo catodico e a pomeriggi trascorsi a passarsi il controller, soprattutto quando nessuno voleva essere quello che entrava nella stanza successiva. Ritrovare Resident Evil su una console come Switch 2 fa quindi un certo effetto: oggi possiamo portarci quel mondo a letto, sul treno o sul divano. Ma quanto cambia la paura, quando cambia il modo di giocarci?

Uno schermo piccolo, dei passi fin troppo vicini
Il televisore grande ha il suo fascino, soprattutto quando le luci si spengono e l’ambiente di gioco sembra occupare tutta la stanza. Eppure la modalità portatile ha un vantaggio che chi ama gli horror conosce bene: con le cuffie e lo schermo vicino agli occhi, isolarsi diventa facilissimo. Pensiamo al remake di Resident Evil 2 e ai passi di Mr. X. Sentirli mentre si sta consultando la mappa basta a rendere improvvisamente urgente qualsiasi decisione. Sarà al piano di sopra? Avrà già imboccato il nostro corridoio? È in momenti del genere che ci si ricorda quanto del terrore di Resident Evil passi dalle orecchie. La dimensione dello schermo conta, certo, ma conta anche quel rumore che ci convince a smettere di correre per ascoltare meglio. Salvo pentircene subito dopo.

Da Raccoon City al villaggio: ogni paura ha il suo ritmo
Da appassionato, trovo che parlare di Resident Evil come di un’unica esperienza horror sia sempre un po’ riduttivo. Il secondo capitolo ti fa pesare il tragitto fino a una stanza già visitata: sai dove andare, ma sai anche cosa potresti incontrare. Il terzo mette addosso la fretta di scappare da una città che sta crollando, mentre il quarto ti stringe progressivamente tra nemici, ostacoli e munizioni che sembrano non bastare mai. Chi ricorda il primo ingresso nel villaggio sa bene cosa significhi cercare una via di fuga e accorgersi di essersi infilato in un posto peggiore. In portatile questi ritmi devono fare i conti anche con le nostre abitudini: uno scontro si presta a una partita breve, mentre l’inquietudine dell’esplorazione ha bisogno di tempo per crescere. Spegnere ogni dieci minuti è comodo, ma significa spesso interrompere proprio quella tensione che siamo venuti a cercare.
Il posto giusto per avere paura
Per questo credo che Resident Evil in portatile meriti qualcosa di più di una partita distratta tra una notifica e l’altra. Vale la pena scegliere una sera, indossare le cuffie e concedergli il tempo di farci abbassare la guardia. È un modo diverso di ritrovare una sensazione familiare, quella di voler sapere cosa c’è oltre una porta e, contemporaneamente, preferire di non scoprirlo. Switch 2 permette di cercarla anche senza avere il televisore a disposizione, magari nel silenzio della camera da letto. E lì può succedere una cosa piuttosto divertente, almeno a ripensarci il giorno dopo: avere una console che possiamo portare ovunque e scoprire di non avere nessuna voglia di attraversare il corridoio per andare in bagno.

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