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27 Gennaio 2026
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Super Mario Sunshine: merita davvero l’odio che ha ricevuto per anni?

Per molto tempo Super Mario Sunshine è stato considerato il “pecora nera” dei Mario 3D. Dopo l’impatto rivoluzionario di Super Mario 64, molti giocatori si aspettavano un seguito più tradizionale: mondi molto diversi tra loro, power‑up iconici, un’atmosfera familiare. Sunshine invece scelse una strada completamente diversa, proponendo un’ambientazione tropicale unica, un tono narrativo insolito – con Mario addirittura accusato di vandalismo – e soprattutto un gameplay costruito attorno a fludd, lo zaino‑pompa che per alcuni sembrava più un espediente strano che un vero potenziamento.

Proprio fludd fu uno dei motivi principali di divisione. Oggi è ricordato con affetto, ma all’epoca molti lo percepirono come un elemento che complicava i controlli e rompeva la “purezza” del platforming. La gestione dell’acqua richiedeva precisione, tempismo e una certa familiarità con la fisica del gioco, e non tutti erano pronti a questo tipo di sfida.

A rendere il quadro ancora più complesso c’era la difficoltà generale del titolo. Sunshine è uno dei Mario 3D più punitivi: missioni obbligatorie impegnative, sezioni senza fludd che richiedevano precisione millimetrica, una telecamera spesso criticata e boss meno intuitivi rispetto agli standard Nintendo. Non sorprende che molti giocatori, soprattutto i più giovani, lo abbiano abbandonato prima dei titoli di coda.

Anche la scelta di ambientare tutto su un’unica isola contribuì alla percezione negativa. L’idea era affascinante, ma la varietà dei biomi risultava inferiore rispetto ad altri Mario: i mondi finivano per sembrare simili tra loro e mancavano quelle ambientazioni iconiche – deserti, ghiacci, castelli, spazio – che avevano definito l’immaginario della serie. Per alcuni, Sunshine appariva meno epico, meno “magico”.

A tutto questo si aggiungeva un fattore esterno: il GameCube. La console non ebbe il successo della concorrenza, e un Mario meno immediato, su una piattaforma meno diffusa, non poteva che soffrire in termini di percezione generale. Il confronto con Super Mario 64 poi era inevitabile: Sunshine non rivoluzionò il genere come fece il suo predecessore, e molti lo giudicarono non per ciò che era, ma per ciò che non era.

Eppure, col passare degli anni, il giudizio su Sunshine è cambiato. L’atmosfera unica, il sistema di movimento sorprendentemente profondo, la colonna sonora, il level design sperimentale e l’identità fortissima del gioco sono stati rivalutati. fludd, da gimmick discusso, è diventato un simbolo di creatività e libertà di movimento, perfetto per speedrun e trick che ancora oggi affascinano la community.

In fondo, Sunshine era semplicemente troppo avanti per il 20002, non era il Mario che il pubblico si aspettava ma era un Mario coraggioso, diverso, e forse proprio per questo ha trovato una seconda vita, più apprezzata e consapevole, negli anni successivi.

Io personalmente l’ho sempre amato fin dall’inizio per il mood “estivo”, per il gameplay e l’innovazione del fludd, per la colonna sonora che ti rimane in testa, ed ero molto contento di giocarlo a casa di un mio amico col GameCube no stop fino a sera!

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